REGGIO E PARMA - 20 INDAGATI
Pubblicato il 7 lug, 2026
Venti persone e 4 società sono state indagate, a vario titolo e in concorso tra loro, per traffico illecito di rifiuti. Secondo le accuse raccoglievano rifiuti ferrosi di officine meccaniche e cantieri edili e li portavano in quattro siti di stoccaggio abusivi, privi di sistemi idonei a impedire la percolazione di liquidi pericolosi; violando le normative, i materiali venivano sottoposti a cernita e smontaggio, per essere poi rimessi in commercio grazie quattro ditte di recupero compiacenti, con sedi nelle province di Parma e Reggio Emilia. Il nucleo principale è formato da membri di una famiglia calabrese residente in Emilia, gli Amato. Coordinata dalla Dda di Bologna e dalla Procura di Parma, l’indagine è stata condotta dai carabinieri, dal Noe (Nucleo Operativo Ecologico) di Bologna e dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale di Parma. Ha permesso di smantellare una rete dedita alla gestione abusiva e al traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti metallici, ferrosi e non ferrosi, e di veicoli fuori uso. Sotto sequestro sono finiti quattro siti di stoccaggio abusivi nei comuni parmensi di Langhirano, Neviano degli Arduini e Corniglio. Sigilli anche a sei autocarri impiegati per la commissione dei reati e sprovvisti di idoneo titolo autorizzativo al trasporto. Soltanto nel 2023 sono stati documentati 500 trasporti abusivi di rifiuti in uscita dai siti non autorizzati, per un totale di oltre 650 tonnellate di materiali movimentati. La commercializzazione abusiva avrebbe fruttato un profitto illecito complessivo stimato in circa 300.000 euro, a cui si aggiunge l’abbattimento dei costi aziendali grazie all’inosservanza della normativa ambientale.